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L’Italia sotto attacco: cresce la difesa in azienda ma peggiorano gli effetti

Italia sotto attacco!

Tutto il mondo combatte ogni giorno contro la piaga del cybercrimine, ma il nostro Paese sembra essere particolarmente preso di mira negli ultimi mesi. Un report di Trend Micro ci descrive come la nazione europea in cui circolano più malware, mentre dalla Russia diversi gruppi di cyberattivisti rivendicano azioni contro siti istituzionali e aziendali, mentre gongolano per il cambio ai vertici dell’Acn attribuendosene il merito, senza che nessuno gli creda. Lo scenario non è certov dei più allegri, ma non così diverso da quello in cui navigano gli altri. I report periodici parlano di una minaccia cyber in veloce crescita, con una impennata nell’ultimo anno, probabilmente dettata dalla situazione geopolitica che favorisce i cybercriminali russi.

In Italia il rapporto del Clusit dice che la Pubblica amministrazione è particolarmente bersagliata dai criminali che sperano di ottenere informazioni interessanti e database da vendere nel dark web, mentre il manifatturiero si trova al secondo posto. La sanità, un settore molto colpito all’estero, da noi rappresenta un attacco su venti. Preoccupante è il forte interesse che il cybercrime ha per il nostro Paese. I numeri variano da rapporto a rapporto, ma tutti dicono che il numero di attacchi è cresciuto tra il 50% e il 180% rispetto al 2021. E in questi due mesi del 2023, il trend non sembra rallentare.

Eppure, il livello delle difese delle aziende cresce: l’introduzione della direttiva Nis2 ha rafforzato tutto il comparto strategico e il numero di ransomware che va a segno sembra in calo. Quello che sta peggiorando è l’impatto che gli attacchi che vanno a segno hanno sulle aziende: le conseguenze sono peggiori rispetto a quanto accadeva in passato perché le infrastrutture sono più complicate e ricostruirle dopo una violazione porta via tempo e molte risorse.

D’altro canto, quello che preoccupa poco sono le azioni dimostrative dei gruppi russi come Killnet e Noname057, specializzati in attacchi che fanno rumore, ma pochissimi danni.

Il vero scheletro nell’armadio italiano è quello del ritardo: la nostra Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale è stata fondata meno di due anni fa, mentre quella francese risale al 2008 e quella tedesca all’anno successivo. In Francia, Germania e Spagna si investe in cybersecurity una percentuale del Pil doppia rispetto all’Italia. Questo causa un gap con gli altri Paesi che tende ad allargarsi e forse giustifica questa improvvisa e non voluta popolarità nei confronti dei cybercriminali.
(Fonte Il Sole 24 ore).

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